"Mamma, li turchi!"

Panoramiche delle due torri saracene di Capo Granitola
Panoramiche delle due torri saracene di Capo Granitola

Panoramiche delle due torri "saracene" di Capo Granitola.

Fin dalla seconda metà del XIV secolo, anche a seguito del venir meno della poderosa flotta navale dei Templari, tutto il perimetro costiero siciliano aveva cominciato a subire danni e molestie ad opera dell'attività piratesca del naviglio turco. L'entità del pericolo esplose con la caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453. L'evento, ultimo atto dell'Impero Romano d'Oriente, ebbe più risonanza di quella che da lì a poco sarebbe stata la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo (1492) e, a giusta ragione, suscitò in Europa un'enorme impressione ed un'ondata di panico.
Nel quadro delle relazioni internazionali dell'epoca, la Sicilia, avamposto della cristianità in un Mediterraneo che vedeva l'Impero Turco Ottomano al culmine della sua espansione territoriale, venne a trovarsi in una posizione geo-politica scomoda. Incursioni sempre più frequenti e dannose lanciate dai covi nord-africani di Jerba, Tunisi, Biserta, Algeri, Orano... lasciavano presagire, nella prima metà del XVI secolo, l'imminenza di una seconda invasione islamica dell'isola, dopo quella araba cominciata, proprio qui, nel IX secolo. Nel 1522 la situazione precipitò con la caduta della piazzaforte di Rodi (strappata ai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni): la rotta del Mediterraneo centrale, e quindi della Sicilia, si aprì ai turchi. I successi di Carlo V sul Barbarossa a Tunisi (1535), del gran maestro Jean de la Vallette su Dragut a Malta (1565) e di Don Giovanni d'Austria su Mehemet Pascià a Lepanto (1571) non fecero venir meno la priorità strategica di potenziare e perfezionare le difese costiere contro le incursioni dei corsari barbareschi che nel frattempo si erano sostituiti ai pirati turchi [1].
I barbareschi erano impropriamente chiamati turchi perchè formalmente sudditi dell'Impero Turco Ottomano; essi provenivano dalla Barberia (l'attuale Algeria) e si riversarono nel Mediterraneo in seguito all'indebolimento del legame politico tra Istanbul e i regni nordafricani.

Sistema di corrispondenze visive tra le torri del territorio

Ipotetica ricostruzione del sistema di corrispondenze visive tra le torri del territorio.

In questo contesto storico va collocata, intorno alla metà del XVI secolo (tra il 1553 ed il 1554), la costruzione delle due torri di Capo Granitola. Una, nota come "Torretta di Mazara" è più addentrata, ed ha la forma di un cilindro che si innesta su una base a tronco di cono. L'altra, chiamata dal Camilliani "Torre Saurello" (dall'antico nome del promontorio su cui sorge [2]) ha forma tronco-conica e di essa qualcuno ha anche ipotizzato la funzione, giù dal XV secolo, di faro, cui deve essersi poi addizionata quella di torre d'avvistamento [3].

Ubicazione delle due torri (veduta da levante).

E' legittimo domandarsi il perchè di due torri d'avvistamento nella stessa località e a brevissima distanza l'una d'altra. Un'ipotesi da sottoporre a verifica potrebbe essere la seguente: forse la pre-esistente torre-faro, data la sua ubicazione, riusciva a corrispondere solo con il castello di Mazara (sul versante nord-occidentale) mentre le restava occlusa la visuale sul versante costiero nord-orientale (Torre di Tre Fontane e, proseguendo, Torre di Polluce, presso Selinunte).

Resti del castello di Mazara

Resti del Castello di Mazara.

Torre Polluce presso Selinunte

Torre Polluce presso Selinunte.

Per tale motivo, si sarebbe reso necessario l'imbasamento, in posizione più addentrata e leggermente più elevata, di una seconda torre -Torretta di Mazara- che potesse gettare lo sguardo verso nord-est (cioè verso la Torre di Tre Fontane) per ripetere i segnali trasmessi dal castello di Mazara a Torre Saurello [4].

Resti della torre di tre fontane
Resti della torre di tre fontane
Resti della torre di tre fontane

Resti della torre di Tre Fontane.

E' probabile, inoltre, che la corrispondenza visiva tra la Torretta di Mazara e la Torre di Tre Fontane non fosse diretta ma mediata, nell'entroterra, da una terza postazione, identificabile con il "Casotto della Guardia".

Casotto della Guardia

Casotto della Guardia.

La ragnatela di comunicazioni si estendeva fin nell'entroterra raggiungendo, dalla Torre di Tre Fontane, il Castellaccio di Campobello, sito sul monte Cozzo (oggi Santo Monte) [5], e almeno due torri "appadronate [6]" possedute dalle famiglie Cusumano e Scuderi.

Torre appadronata presso Campobello di Mazara

Torre "appadronata" presso Campobello di Mazara.

In caso di avvistamento di navi nemiche, una torre costiera poteva ingaggiare uno scontro a fuoco a distanza per scoraggiare lo sbarco e, aspetto ben più strategico, era in grado di chiedere rinforzi allertando le altre torri rientranti nel suo campo visivo attraverso segnali che consistevano in fumi di giorno e fuochi di notte.
Alle comunicazioni ottiche si aggiungevano quelle acustiche: il suono della brogna (conchiglia) e gli spari di mascolo (cannoncino). Apposite squadre di militari e civili, i torrari, custodivano le torri e maneggiavano l'artiglieria. Essi erano coadiuvati da un sistema di vigilanza mobile: soldati a cavallo, noti come cavallari, battevano le marine delle coste col precipuo scopo di allertare, in caso di pericolo, i soldati di stanza nei vari castelli (Mazara e Campobello). Un ruolo, per inciso, analogo a quello svolto in epoca recente -fino agli anni Settanta- dalla Guardia di Finanza, la quale, con le sue due brigate di Capo Granitola e Tre Fontane, controllava la costa, oggetto di sbarchi da parte d contrabbandieri di sigarette.

Pirreredde presso Torre Saurello
Pirreredde presso Torre Saurello

"Pirreredde" presso Torre Saurello.

Cavità rocciose ai piedi di Torre Saurello

Cavità rocciose ai piedi di Torre Saurello.

Si favoleggia, infine, sull'esistenza di un tunnel sotterraneo tra le due torri di Granitola con un ingresso a mare attraverso una grotta scavata nella roccia tufacea. E in effetti, nel costone roccioso ai piedi della torre si aprono delle caverne, di qualche metro di profondità, perfettamente squadrate... ma si tratta, probabilmente, delle cave (pirreredde) da cui fu estratto il tufo per la costruzione delle due torri. Al di là della leggenda, di certo rimane il nome che questi manufatti architettonici hanno impresso alla località: Torretta appunto.

Torre Saurello

Torre Saurello.

Trattandosi di costruzioni militari, le due torri risultano prive di qualsiasi ornamento esterno, l'unica eleganza architettonica è conferita loro dalla severità delle linee. In comune hanno la pianta circolare, caratteristica delle torri spagnole di "prima generazione" (quelle di seconda -tra le quali rientra la torre di Tre Fontane, 1585- hanno pianta quadrangolare), articolata su più elevazioni: la base, il piano abitabile e la terrazza (o astraco); Torre Saurello presenta anche un secondo piano. La base della Torretta di Mazara risulta priva di ingresso e potrebbe aver ospitato una cisterna d'acqua prima di un probabile riempimento occorso per consolidare la statica dell'intera struttura. Alla torre si accedeva, pertanto, da un'apertura del primo piano, raggiungibile grazie ad una scala di legno o di corda che veniva ritirata dopo l'uso. La scala esterna in muratura che oggi ritroviamo potrebbe essere stata aggiunta in epoca successiva. Anche alla terrazza, luogo della ronda, delle segnalazioni e della posa di qualche pezzo di artiglieria leggera (come testimoniato dai quattro tagli simmetrici a parapetto), si accedeva con scale retraibili. Torre Saurello si approvvigionava d'acqua piovana attraverso una grondaia di tufo posta sulla corona superiore, dalla quale veniva poi convogliata con un sistema di canali in terracotta (la cui traccia è ancora visibile dal lato mare) in una cisterna sita sotto il pianterreno.

Torretta di Mazara

Torretta di Mazara.